Mediazione

La mediazione è un metodo di risoluzione delle controversie che si definisce "alternativo" al rito processuale ordinario perché offre l'opportunità di dirimere una disputa insorta tra due o più soggetti, in via "amichevole" ossia avvalendosi dell'assistenza di un mediatore professionista che, in quanto indipendente ed imparziale, potrà meglio aiutarli a trovare un accordo di reciproca soddisfazione.

Sia la partecipazione all'incontro di mediazione sia la sottoscrizione dell'accordo cui le parti dovessero giungere, con l'aiuto del mediatore, durante l'incontro, dipendono dalla volontà delle parti coinvolte (volontarietà della mediazione) le quali, cioè, mantengono la propria libertà ed autonomia nel decidere le sorti della procedura.

All'incontro di mediazione è vivamente consigliata la partecipazione personale delle parti, che possono farsi accompagnare e assistere dal proprio legale o da altra persona di fiducia; nei casi in cui la mediazione è obbligatoria ai sensi dell'art. 5.1-bis del DLgs 28/10, l'assistenza tecnica di un avvocato è necessaria.
Qualora la partecipazione personale non sia possibile, è necessario conferire apposita procura alla persona che interverrà all'incontro e che pertanto dovrà avere i poteri necessari per sottoscrivere l'eventuale accordo di conciliazione (per un esempio, v. Modulo Procura Mediazione).

L'obbligo di riservatezza delle informazioni apprese durante la procedura, comprese quelle emerse nel corso degli incontri, grava su tutti i partecipanti alla mediazione.

In Italia la mediazione è disciplinata, in modo organico, dal DLgs 28/2010 (e relativo decreto di attuazione, dm 180/2010), il quale stabilisce che la procedura possa essere amministrata solo da Organismi di Mediazione iscritti nell'apposito Registro istituito presso il Ministero della Giustizia.
Curia Mercatorum è Organismo iscritto al numero 23 del Registro ministeriale.

La normativa prevede che il tentativo di mediazione possa essere esperito per obbligo di legge, per volontà delle parti (anche in virtù di una clausola contrattuale o statutaria) oppure a seguito di disposizione del giudice. 

In particolare, l'esperimento del tentativo di mediazione civile e commerciali costituisce condizione di procedibilità rispetto all'azione giudiziale ordinaria, quando la controversia riguardi una delle seguenti materie (*):

- condominio
- diritti reali
- divisioni
- successioni ereditarie
- patti di famiglia
- locazione
- comodato
- affitto di aziende
- risarcimento danno derivante da responsabilità medica e sanitaria
- risarcimento danno derivante da diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità
- contratti assicurativi, bancari e finanziari
- telecomunicazioni
- subfornitura

 

(*) La previsione dell'obbligo di tentare la mediazione prima di esercitare l'azione giudiziale, nelle controversie insorte nelle materie individuate dal previgente art. 5.1 del d.lgs. 28/2010, venuta meno a dicembre 2012 a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 272/2012, è stata ripristinata a partire dal 20 settembre 2013 dal DL 69/2013 (cd. Decreto Fare) le cui previsioni sono state confermate, con qualche modifica, dalla legge di conversione n. 98/2013. Dal 20 settembre 2013, pertanto, è tornata operativa l'obbligatorietà del tentativo di mediazione civile e commerciale nelle materie indicate dal nuovo comma 1-bis dell'art.  5 del D.Lgs. 28/2010 (per un approfondimento, si rinvia alla lettura della notizia " Dal 20 settembre torna la mediazione obbligatoria" pubblicata nella sezione Archivio Notizie del sito).

 

(Ultimo aggiornamento 2014/01/13)